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L'ATO Valle del Chiampo

COSA SIGNIFICA ATO?


Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.
(Legge Galli, cap.1, art.1)

L’ATO, ovvero l’Ambito Territoriale Ottimale, coincide col bacino idrico di un territorio e abbraccia tutte le attività locali di gestione delle acque superficiali e sotterranee.

L’AATO, Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, è, invece, l’organismo al quale è stato affidato il compito di organizzare e gestire tali attività - definite Servizio Idrico Integrato - che comprendono l'approvvigionamento idrico, gli usi, il riuso e la raccolta dell’acqua e il trattamento delle acque reflue urbane ed industriali (pozzi, impianti di fognatura, impianti di depurazione). Attualmente, in Italia sono presenti 91 ATO, su 92 previsti, per una popolazione di circa 45 milioni di cittadini (fonte: ANEA, 2009).



Gli obiettivi degli ATO sono:

- la valorizzazione e la salvaguardia nel tempo della qualità e della quantità del patrimonio idrico;

- la rimozione di quei fattori che potrebbero causare uno squilibrio economico nella produzione di servizi e nella qualità del prodotto erogato, razionalizzando e ottimizzando le dotazioni idriche, gli equilibri fra i diversi usi, la politica tariffaria che dovrà essere unica per l’intero Ambito, riducendo inoltre le perdite delle reti e superando la frammentazione gestionale;

- la gestione efficiente, efficace ed economica dei servizi idrici integrati;

- la garanzia di livelli omogenei e standard di qualità e di consumo nonché la tutela dei cittadini meno abbienti attraverso meccanismi di compensazione tariffaria.


Gli strumenti degli ATO corrispondono a quelle azioni che promuovono:

- un’adeguata protezione delle risorse idriche destinate al consumo umano;

- l’utilizzazione ottimale e compatibile delle risorse idriche destinate ad uso idropotabile;

- la salvaguardia e la riqualificazione degli acquiferi;

- il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla programmazione regionale nonché il raggiungimento dell’unitarietà della tariffa d’ambito definita in funzione della qualità delle risorse e del servizio fornito;

- la definizione e l’attuazione di un programma di investimenti finalizzato all’estensione, razionalizzazione e qualificazione dei servizi, privilegiando le azioni mirate al risparmio idrico e al riutilizzo delle acque reflue.


In particolare, agli ATO competono le seguenti funzioni:

- l'organizzazione dell'attività di ricognizione delle infrastrutture idrauliche e la valutazione della domanda di servizio;

- la definizione qualitativa e quantitativa del livello del Servizio Idrico da perseguirsi mediante l’approvazione e l’aggiornamento del programma di attuazione delle infrastrutture idriche e del relativo piano finanziario (il cosiddetto Piano d’Ambito);

- la definizione del modello organizzativo e la scelta delle forme di gestione;

- la determinazione della tariffa nonché la destinazione e la finalizzazione dei proventi tariffari;

- l’organizzazione delle attività di ricognizione delle infrastrutture del Sistema Idrico Integrato;

- l’attività di controllo operativo tecnico e gestionale del Sistema Idrico Integrato, con particolare riferimento alla verifica dei livelli e degli standard prestabiliti nelle convenzioni con i soggetti gestori ai fini della corretta applicazione della tariffa e la tutela degli interessi degli utenti.


L’ATO “VALLE DEL CHIAMPO”

Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni
future a fruire di un integro patrimonio ambientale
(Legge Galli, cap.1, art.2)

L’Ambito Territoriale della Valle del Chiampo occupa il TERRITORIO del bacino montano del torrente Chiampo che si estende nella parte orientale dei Monti Lessini (Prealpi Venete) e rientra quasi interamente nel territorio della Provincia di Vicenza. Gli sono limitrofi i bacini dei torrenti Illasi e Alpone ad ovest e del torrente Agno a nord e ad est.

La sua forma planimetrica si presenta stretta ed allungata, con sviluppo da NNO a SSE. La lunghezza massima si aggira sui 30 km, mentre la massima larghezza raggiunge appena i 6 km. Le quote più elevate, sull'ordine dei 1.600 m, si trovano all'estremità settentrionale, dove sorge anche la cima più elevata, il Monte Gramolon, con 1.814 m. La quota minima, riscontrabile allo sbocco della valle in pianura nei pressi di Arzignano, è di circa 100 m.

Il bacino montano copre una superficie totale di circa 115 km2. La sua forma planimetrica giustifica l'esistenza di un unico corso d'acqua di discrete dimensioni, che attraversa l'intero territorio per tutta la sua lunghezza. Nella valle principale sboccano invece innumerevoli brevi vallette a sviluppo trasversale rispetto l'asse vallivo del Chiampo, che drenano bacini di dimensioni sempre molto limitate (fonte: Piano D’Ambito).

L’Autorità d’Ambito Territoriale “Valle del Chiampo” si è costituita in forma di CONVENZIONE tra Enti Locali il 29 ottobre 1998 e comprende 13 Comuni: Altissimo, Arzignano, Brendola, Chiampo, Crespadoro, Gambellara, Lonigo, Montebello, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino, Nogarole Vicentino, San Pietro Mussolino e Zermeghedo. Quale ente di coordinamento è stato scelto il Comune di Arzignano.

Si tratta dell’ATO più piccolo d’Italia, ma anche del più controverso poiché gestisce le risorse idriche del DISTRETTO CONCIARIO più grande d’Europa: in un territorio così ristretto si contano, infatti, 816 aziende di piccole e medie dimensioni che producono reflui industriali ad elevato carico inquinante per la depurazione. La particolare pratica conciaria che si è sviluppata ad Arzignano conta, tra gli scarti, non solo sali, residui organici, solfuri e cloruri, ma anche cromo trivalente: un metallo che, se ossidato ad elevate temperature, genera composti in cui appare in forma esavalente, cioè nella sua forma tossica e cancerogena. Uno dei compiti dell’ATO è proprio quello di risolvere in modo integrato l’importante questione della depurazione dei residui industriali.

Nel febbraio 2000 è stata avviata la ricognizione delle reti e degli impianti ed è stato affidato il PIANO D’AMBITO. Con deliberazione n. 9 del 13 luglio 2007, poi, i 13 Sindaci dell’ATO “Valle del Chiampo” hanno approvato la revisione del Piano d’Ambito che elabora e rivede, alla luce delle conoscenze e delle esperienze gestionali derivanti dai primi sette anni di affidamento del Servizio Idrico Integrato, la precedente stesura del 2000. La revisione si è resa necessaria in particolare alla luce della sottoscrizione dell’Accordo di Programma per la tutela delle risorse idriche del bacino del Fratta Gorzone, il 5 dicembre 2005.

Il Piano d’Ambito serve ad assicurare una gestione ottimale della risorsa idrica per i prossimi 20 anni, fissando il piano degli investimenti e il piano tariffario differenziato per gli utenti civili e industriali.


Piano d'Ambito rev. 2007

Con deliberazione dell'Assemblea d'Ambito n. 9 del 29/12/2011 l'AATO Valle del Chiampo ha approvato la nuova proposta di piano d'ambito contetente la revisione triennale e l'aggiornamento tariffario dal 2011.

Proposta di Piano d'Ambito rev. 2011




LA LEGGE GALLI

Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico,la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche,i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici
(Legge Galli, cap.1, art.3)

Il processo di riorganizzazione territoriale e funzionale del Servizio Idrico Integrato è stato avviato attraverso la Legge 5 gennaio 1994 n°36 (denominata Legge Galli) riguardante le “Disposizioni in materia di risorse idriche”.

Prima della Legge Galli lo stato di questo servizio era caratterizzato da una forte disomogeneità territoriale e la gestione delle risorse idriche risultava inefficiente e, quindi, gravemente penalizzante per i cittadini. I dati disponibili mostrano che all'epoca una parte consistente della popolazione del paese, circa il 30%, subiva interruzioni nell’erogazione dell’acqua; la percentuale cresceva fino al 50% per la popolazione residente nel sud dell’Italia. Più del 50% della popolazione non era servito da una rete fognaria e più della metà degli scarichi della popolazione non riceveva alcun trattamento di depurazione

Il progetto di riforma che emergeva dal dibattito politico era fondato sull'idea di integrare in una unica gestione i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, definendo una dimensione sufficientemente ampia da assicurare economie di scala e nel contempo una dimensione ideale, come quella del bacino idrografico (ATO), per la gestione della risorsa idrica. Soprattutto, si puntava a una gestione industriale che, superando i limiti della gestione diretta da parte dei Comuni, assicurasse un’efficace pianificazione e realizzazione degli investimenti necessari a superare le gravi criticità che caratterizzavano i servizi in quel momento.

La Legge Galli affida un ruolo centrale agli ATO, in particolare è loro affidato il compito di programmare gli investimenti, determinare la tariffa e controllare la realizzazione degli interventi e il raggiungimento dei livelli di servizio che il gestore deve assicurare all’utente, nonché la corretta applicazione della tariffa. In queste attività si sostanzia il compito di regolazione locale affidato agli ATO, chiamati quindi a disciplinare quasi interamente l’attività del gestore (fonte: ANEA 2009).

Collegati alla Legge Galli, sono stati emanati tre DECRETI:

1. il DPCM n°47 del 4 marzo 1996 “Disposizioni in materia di risorse idriche”, con il quale si stabiliscono le norme attuative delle legge di salvaguardia delle risorse idriche;

2. il DMLLPP del 1 agosto 1996, “Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato”, con il quale si stabilisce il criterio di determinazione tariffaria;

3. il DMLLPP dell’8 gennaio 1997, “Regolamento sui criteri e sul metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e delle fognature”, con il quale si forniscono le linee guida per le rilevazioni e l’organizzazione del sistema di monitoraggio, oltre alle regole per la stesura dei rapporti che il gestore deve trasmettere al Ministero dei Lavori Pubblici.

La Legge è stata poi ratificata a livello regionale nella seduta del 27 marzo 1998 dal Consiglio Regionale del VENETO con la Legge Regionale “Disposizioni in materia di risorse idriche, istituzione del servizio idrico integrato ed individuazione degli ambiti territoriali ottimali, in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n°36”, determinando le scelte di competenza regionale. Gli ATO veneti sono 8: Alto Veneto, Veneto Orientale, Laguna di Venezia, Brenta, Bacchiglione, Polesine, Veronese, Valle del Chiampo.

Rispetto alla media delle gestioni presenti in Italia, la gestione della risorsa idrica della Valle del Chiampo, prima dell’entrata in vigore della Legge Galli, risultava più complessa e attenta. Qui, infatti, accanto alle normali forme di gestione dei singoli comuni, si trovavano forme di gestione di tipo consortile:

- Consorzio Acquedotto Valle del Chiampo (Crespadoro, Altissimo, San Pietro Mussolino, Nogarole Vicentino, Chiampo, Arzignano);

- Consorzio FIC (Fognatura Industriale Civile), dal 1973 (Arzignano, Chiampo, Montorso Vicentino), dal 1986 (si aggiungono i Comuni di Crespadoro, Altissimo, San Pietro Mussolino), dal 2000 diventa Acque del Chiampo s.p.a.;

- Consorzio Intercomunale, dal 1978 (Montebello, Zermeghedo), successivamente diventa Medio Chiampo s.p.a. (al quale si unisce il Comune di Gambellara).

Il bisogno di unirsi in consorzio per tutelare e gestire la risorsa idrica è stato dettato dalle particolari esigenze di un territorio velocemente coinvolto dallo sviluppo urbano ed industriale (fonte: Monica Parlato 2002/03)


www.comune.arzignano.vi.it