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29.06.09
Concia: perché non fare a meno del Cromo trivalente nel processo di conciatura delle pelli?
La lavorazione delle pelli nel vicentino ha radici storiche profonde. Le prime notizie su questa attività nella Valle del Chiampo si trovano già in alcuni documenti risalenti al XIV secolo ma il vero boom, che portò il distretto dell’ovest vicentino ad essere uno dei più importanti poli europei del settore,  si ebbe nei decenni che seguirono la seconda guerra mondiale.

L’80-90%  delle pelli è conciato con un trattamento chimico che utilizza cromo trivalente. La concia al cromo, introdotta nel distretto negli anni ’20, permette di ottenere pelli più morbide ed elastiche rispetto ai cuoi usati per gli abiti e le calzature.

Il cromo rappresenta un problema per l’opinione pubblica come è emerso nel corso dei forum svolti nel 2008 e nel 2009. Dal punto di vista tecnico è una sostanza che può essere pericolosa solamente quando si presenta in forma esavalente mentre nella forma trivalente non comporta problemi per la salute umana e l’ambiente. Questa distinzione tra le due specie non è però molto chiara per i cittadini e spesso è causa di forti preoccupazioni poiché si riconosce spesso il cromo solo nella sua forma esavalente.

Nel corso del dibattito pubblico è emersa sovente la domanda: è possibile eliminare il cromo dal processo di conciatura delle pelli? Esistono tecnologie che permettono di recuperarlo completamente dopo la fase di lavorazione e riutilizzarlo?
A questo quesito gli esperti hanno risposto che è praticamente impossibile non utilizzarlo dato che  il distretto della Valle del Chiampo ha fondato i suoi processi produttivi sulla concia al Cromo.  Si tratterebbe quindi di una conversione difficoltosa dai risultati incerti e dai tempi molto lunghi.

Inoltre, molte delle pelli importate sono già state lavorate con il Cromo. Il loro trattamento reintroduce nelle acque di scarico il minerale che si ritrova successivamente nel fango di depurazione. Pertanto, anche se non si usasse più il cromo nella lavorazione potrebbe esserci il rischio di ritrovare i residui di questo elemento nei fanghi di depurazione; sono molte infatti le aziende che, invece di iniziare il processo di lavorazione dal prodotto grezzo, utilizzano pelli semilavorate o wetblue.

Un’altra soluzione possibile è il recupero del Cromo a valle degli scarichi del bagno di concia. Il cromo recuperato dovrebbe essere calcificato e successivamente diluito per il riutilizzo. Tale recupero ne ridurrebbe la quantità presente nei fanghi dello 0.5%.
Questa soluzione però non risolve comunque la pericolosità del trattamento dei  fanghi residui della concia.  Il contenuto di Cromo in questi fanghi non sarebbe infatti così basso da poter essere considerato trascurabile.

Il Cromo recuperato può essere riutilizzato se sciolto nuovamente con dei sali. Questi ultimi si aggiungerebbero alle sostanze già presenti nelle acque di scarico  aumentando l’impatto ambientale. Si deve considerare, infine, che il Cromo recuperato si può utilizzare solo per alcune produzioni. L’insieme di queste ragioni rende pressoché obbligatorio l’uso del cromo nel trattamento della concia.

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